
Non vi è mai capitato che delle persone che conoscete vi parlino sempre del cammino di Santiago, della via Francigena o la Via degli Dei e di come gli abbia cambiati, e fatto bene a corpo e mente?
Be si, anche a noi è capitato!
Ma davvero questi cammini hanno questo potere sulle persone? Lo volevamo provare sulla nostra pelle, e cosi ci siamo messi a tavolino per organizzare il “nostro viaggio.”
Avendo però poco tempo, abbiamo deciso di fare solo un tratto della via Francigena percorrendola in bici, essendo una delle tante passioni che ci accomuna.
Per poterlo programmare al meglio, dovevamo prendere qualche decisione importante, come, quanti km percorrere ogni giorno, come e dove soggiornare e cosi via.
In men che non si dica eccoci al giorno della partenza… Il meteo non prometteva nulla di buono, ma ormai era deciso, si parte! Con le bici cariche di borsoni, la prima mappa impostata sui nostri Garmin, non ci restava altro che partire.

I primi due giorni sono serviti per intercettare la via Francigena, arrivando a Fornovo del Taro (in provincia di Parma), che da nostro programma, sarebbe stato il punto di partenza della Via. Anche se in quei giorni abbiamo fatto un bel pò di km, non eravamo particolarmente stanchi, ma le vere sfide dovevano ancora arrivare.
E così fu’!
Svegliati il primo giorno sulla via Francigena. Le nuvole coprivano il cielo. Non era freddo e per il momento non pioveva. Su strade sterrate si proseguiva verso il Passo della Cisa immerso nella nebbia. Le gocce di pioggia scendevano lentamente dal cielo e più in alto salivamo, più il freddo si faceva sentire.



In cima al Passo ci ha accolti una chiesetta immersa nella nebbia, la si vedeva a fatica, sembrava di essere su una scenda di un film. Andando avanti il tempo non migliorava, e tra pioggia, nebbia e qualche tregua meteo, siamo arrivati al B&B, infreddoliti e bagnati.
Speravamo che nei giorni successi il tempo migliorasse, ma il meteo non era dalla nostra parte. Non potevamo fermarci, dovevamo proseguire come da programma. Come i pellegrini di un tempo andavano avanti affrontando le avversità meteorologiche , cosi anche noi abbiamo proseguito.
I tre giorni successivi, furono segnati da nebbia fitta, che avvolte non ci permetteva di vedere a più di 4metri; diluvi universali che non riuscivi nemmeno più a capire da che parte veniva l’acqua. La fatica dei km fino ad ora pedalati iniziava a farsi sentire e le salite sotto la pioggia non rendevano le giornate più facili. Unica cosa che in quei giorni ci tirava su il morale, erano le persone che incontravamo lungo il percorso e nelle strutture in cui abbiamo soggiornato. Tutte persone molto gentili, cordiali e sempre con un sorriso sul volto.
L’indomani pronti per affrontare una nuova giornata, con la nostra compagna nebbia. Io non ne potevo più, “ancora brutto, ancora nebbia”.
Avevo bisogno di vedere oltre le nuvole, vedere il panorama che ci circondava, vedere i girasoli di cui ho sognato cosi tanto. Avere qualche raggio di sole che ci scaldasse la pelle. La mia mente stava andando in down, ero molto triste e non riuscivo a tirarmi su di morale, il mio fisico era stanco, e con questo meteo molto sotto stress.
Lui davanti a me, sempre con la stessa pedalata, sempre con lo stesso entusiasmo. Lo ammiravo. Non dico che lui non avesse fatto fatica, ma posso dire di con certezza che lui mentalmente era quello più stabile.

Le ore in sella passavano, la strada sterrata era facile da percorrere, ma difficile allo stesso tempo,. Iniziavo a perdere completamente le speranze, ma ecco la i primi raggi di sole che attraversano le nuvole e la nebbia che pian piano svaniva nel nulla.



Il mio corpo si caricava di nuova energia, la mente riusciva trovare una via d’ uscita da questo buio.

Qualche km più in là, finalmente siamo sotto un bellissimo sole, e come per magia ci troviamo davanti a “delle piantagioni di girasoli in piena fioritura”.
Mi commossi tantissimo e l’energia che mi attraversava il corpo era indescrivibile. Questo quadro di pura bellezza mi diede una carica enorme, per affrontare gli ultimi giorni.
E cosi fù; noi due, pedalando sotto un sole splendente, potevamo finalmente goderci quel meraviglioso panorama che ci circondava, scoprendo dei paesini meravigliosi in mezzo al nulla…




Ci avvicinavamo sempre di più a Roma.
Ormai mancavano pochi km per arrivare a Piazza San Pietro, la meta finale del nostro viaggio.



Sulla ciclabile lungo il Tevere, sotto il sole scoppiettante, ci siamo fermarti svariate volte per fare rifornimento d’acqua.

E cosi fu, ultima curva a destra e davanti a noi gli ultimi metri su via della conciliazione per arrivare in Piazza San Pietro.
Arrrrriivatiiiiiiii,
L’emozione esplose dentro di me, lacrime di gioia scesero sulle mie guance; ero stanca, distrutta ma piena di gioia. In questo momento sicuramente la persona più felice del mondo. Guardo Fede e lui se ne stava li a guardarmi con un sorriso stampato in faccia, il semplice fatto che IO ero piena di gioia e gratitudine, lo rendeva felice.


Posate le bici in camera, Fede mi portò a mangiare le Polpette più buone che io abbia mai mangiato in vita mia.
Ora posso comprendere le persone che raccontano, che i camini hanno una capacita di cambiare tanti aspetti del proprio essere.
Ti spronano! Sei solo con te stesso e con la tua mente, anche essendo in due perché comunque ognuno di noi affronta la propria fatica fisica e mentale a modo suo.
Si va oltre i propri limiti crescendo giorno dopo giorno, credendo sempre più in se stessi, nelle proprie capacità.
Non c’è nessuno su questo pianeta che abbia la facoltà di dirti che non sei in grado di fare una cosa.
il tuo unico ostacolo è solo la tua mente.
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