Passo Stelvio


È stata una di quelle giornate caldissime, che ogni anno invade la nostra città con temperature ben sopra della media stagionale. Varcando la porta di casa, stremati dal caldo, sudati e con una fame da lupi, abbiamo deciso di posare le bici e farci una bella doccia rinfrescante.

Durante la cena Fede mi chiese se indomani avessi avuto voglia di fare il Passo dello Stelvio in bici. La prima cosa a cui ho pensato, è che fosse una cosa folle, visto che siamo appena rientrati da un giro molto lungo. Ovviamente abbiamo parlato di questo e Fede compreso il mio stupore, mi disse semplicemente di provare.

“al massimo se non ce la faitorniamo a casa, ma se non provi non saprai mai se ce la puoi fare o meno.”

A quel punto presi coraggio e accettai, e fu cosi che l´indomani alle ore 5.30 di mattina la sveglia squillò. Dopo una colazione abbondante ci siamo messi in macchina per raggiungere il parcheggio di Prato allo Stelvio, punto di partenza della nostra avventura.

Arrivati a Prato allo Stelvio abbiamo subito incontrato altre persone che avevano avuto la nostra stessa idea. Ci hanno avvisati che la strada del passo era chiusa al traffico a causa di un raduno di trattori d’epoca. Li abbiamo ringraziati e, mentre preparavamo le biciclette,

Fede mi ha detto subito:

“Chiedi al vigile, “in tedesco”, se la chiusura vale per tutti, o se possiamo salire comunque essendo in bici”.

Detto fatto. Ci conferma la chiusura della strada e, per un attimo, ho sentito un nodo alla gola, poi però aggiunge, che il divieto riguarda solo auto e moto. Che sollievo enorme…Ci siamo messi in sella, e via…partiti!!!

Il sole era già alto nel cielo, gli uccelli cinguettavano e il rombo dei trattori risuonava nella Valle. Per un tratto abbiamo pedalato accanto a loro, lungo una pista ciclabile. Sono rimasta stupita nel vedere quante tipologie diverse di trattori esistano. I conducenti e gli accompagnatori erano tutti incredibilmente cordiali: ci salutavano, alcuni si scusavano per lo smog e qualcuno, scherzando, ci ha persino proposto di darci una mano e trainarci per qualche metro.

All’inizio lo smog ci preoccupava un po’, ma già dopo la prima galleria ci siamo accorti che i trattori si fermavano spesso per delle pause, così da creare dei momenti di strada libera. A volte anche per mezzora di tempo. Davanti a noi si alzavano fitti boschi , attraversati da raggi di sole che bucavano le chiome verde degli abeti . L’aria profumava di legno fresco. Sembrava di vivere dentro un sogno. Dopo alcune (tante….) curve ci siamo ritrovati là dove il bosco finisce.

All’inizio lo smog ci preoccupava un po’, ma già dopo la prima galleria ci siamo accorti che i trattori si fermavano spesso per delle pause, così da creare dei momenti di strada libera. A volte anche per mezzora di tempo. Davanti a noi si alzavano fitti boschi , attraversati da raggi di sole che bucavano le chiome verde degli abeti . L’aria profumava di legno fresco. Sembrava di vivere dentro un sogno. Dopo alcune (tante….) curve ci siamo ritrovati là dove il bosco finisce.

La montagna, In tutta la sua magnificenza, si mostrò a noi, con i suoi tornanti disegnati come in un dipinto, uno dopo l’altro, a indicarci la via verso la cima.

Pedalata dopo pedalata salivamo sempre di più, e più salivamo più ci rendevamo conto di quanto la natura possa essere straordinaria. Salendo, Da un lato il mondo sembravaancora immerso nel sonno invernale, con le cime innevate; dall’altro la primavera era già esplosa: api che ronzavano, fiori in piena fioritura, marmotte che correvano nei prati. E noi lì, con il privilegio di essere parte, anche solo per un istante, di questo spettacolo meraviglioso.

Eccoci ci siamo…..1.927 metri di dislivello e 48 tornanti! Finalmente in cima. Là dove c’è ilfamoso e celebre cartello

“Cima Coppi”.

Dopo una breve pausa iniziamo la discesa. Abbiamo scelto il versante svizzero, direzione Santa Maria, per poi rientrare in Italia da Glorenza e in fine al nostro punto di partenza.

Anche la discesa è stata mozzafiato: un panorama completamente diverso si è aperto davanti ai nostri occhi. Piccoli ruscelli che scendevano dalle montagne che ci circondavano, qualche animaletto qua e la per poi attraversare piccoli paesini Svizzeri.

Arrivati a Prato allo Stelvio il nostro giro era terminato e noi anche se stanchi, colmi di felicità! Ce l’avevo fatta! Non potevo immaginare una giornata migliore di questa per affrontare questo bellissimo Passo.

Ho ringraziato Fede, perché ha sempre creduto in me e non ha mai dubitato ,nemmeno per un istante , che io non potessi riuscirci. Nei tratti più impegnativi mi ha dato una spinta morale, nei momenti di mio stupore da quanto sia meraviglioso questo mondo mi ha semplicemente lasciato godermi questo momento a modo mio, nelle discese di cui io ho sempre un po’ di timore, mi ha fatto strada standomi sempre vicina. Non potevo chiedere di più.

Saliti in macchina, con un sorriso sul volto e il cuore pieno di gioia, siamo tornati a casa.

Informazioni utili e da ricordare:

• Ogni anno, a giugno, si svolge il raduno dei trattori d’epoca, durante il quale la strada del passo viene chiusa al traffico automobilistico. Quindi per noi ciclisti è una opportunità.

• Due volte all’anno invece si tiene il Bikeday, la strada è aperta esclusivamente alle biciclette.

• Una volta all’anno c’è persino la Stelvio Night, la strada alla sera , viene chiusa al traffico automobilistico e la salita illuminata fino al passo tutta per noi ciclisti.

• Tutte le informazioni sono disponibili sul sito ufficiale dedicato all’evento. https://www.parconazionale-stelvio.it/it/esperienze/eventi.html

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